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L’affare s’ingrossa (M.Travaglio)

raggi muraroL’ultima frontiera del precariato giornalistico è quella dei cronisti pagati a metro quadro, come la pizza al taglio. Gli sventurati colleghi, ai quali va tutta la nostra solidarietà, devono assicurare ai giornaloni almeno due pagine quotidiane su Paola Muraro, ex consulente dell’Ama e neoassessore all’Ambiente di Roma. Fino a un mese fa, era una delle più apprezzate e contese esperte italiane di compostaggio. Poi, ingenua, ha accettato di lavorare nella giunta Raggi. E dall’oggi al domani è diventata un rifiuto umano, una putribonda figura e una criminale matricolata, collezionando centinaia di titoli e articoli di cronaca giudiziaria che neanche Totò Riina. Cosa comprensibilissima, se avesse rubato, concusso, corrotto, truccato appalti, evaso il fisco, falsato bilanci, frequentato stragisti. Putroppo, al momento, nulla di tutto ciò risulta: ogni giorno tg e giornaloni scoprono ciò che scrive lei stessa nel suo curriculum, e cioè che fra l’altro si occupò del tritovagliatore di Rocca Cencia del ras del pattume Manlio Cerroni, da tre anni usato nelle emergenze dopo la chiusura della discarica di Malagrotta, che lei stessa aiutò il Comune di Roma ad archiviare nel 2013, stroncando il monopolio di Er Monnezza con 900 milioni di risparmio per il Comune. O almeno così si pensava fino a ieri, quando i migliori giornaloni hanno calato l’arma-fine-del-mondo, incastrandola irrimediabilmente alle sue gravissime responsabilità.

Partiamo dal Messaggero, che essendo edito da Caltagirone fa della trasparenza una ragione di vita. Prima pagina: “La Procura accelera sul caso Muraro, ma M5S la difende. Gelo della Giunta”. In effetti, riunita in un freezer per sopravvivere alla canicola, la giunta Raggi dev’essere un tantino intirizzita. Invece la Procura, con supremo sprezzo della calura, accelera. Giriamo pagina per saperne di più: “Le 4 inchieste sui rifiuti: si accelera su Muraro. Alla riapertura dell’attività giudiziaria la Procura decisa a sentire l’assessora”. Che delusione: lungi dall’accelerare, la Procura è in ferie. Non proprio in frenata, ma quasi. Però ha “un poker d’inchieste, tutte sui rifiuti. Ed è solo l’inizio, perché potrebbe anche decidere di allargare le indagini”. Bene: potrebbe. Del resto ci sono “molti personaggi e interpreti di questa estate romana”, però ne conta solo “uno fra tutti: Paola Muraro”. E perché? “A tirarla dentro, anche se non direttamente, sono gli esposti dell’ex Ad Daniele Fortini: ben 14, che hanno aperto tutti i fronti investigativi possibili”.

Ecco, “non direttamente”: di sguincio. Forse perché Fortini, vecchio dirigente Pci-Pds-Ds e grande esperto di non-smaltimento rifiuti (prima di fare così bene all’Ama si era distinto all’Asia di Napoli, quando la città era sommersa: poi gli diedero un’altra chance), era così scettico sulla Muraro da confermarle la consulenza all’Ama. Poi, appena la Raggi lo accompagnò alla porta, scoprì quanto era cattiva la Muraro, che faceva tutto da sola: lui e centinaia di dirigenti e funzionari passavano di lì per caso. Ma vediamole, le 4 inchieste, per individuare i crimini della farabutta. La prima “rischia di coinvolgerla ulteriormente”: rischia. La seconda “ancor di più potrebbe riguardare l’assessore”: potrebbe. Nella terza qualche “irregolarità potrebbe esser stata commessa anche negli impianti in cui Muraro era consulente”: ri-potrebbe. Nella quarta “spuntano contatti tra l’esperta e Buzzi, al quale avrebbe dato un aiuto a partecipare a una gara, su richiesta di Fiscon”: spuntano, anche se la gara fu persa da Buzzi e vinta da Hera, la multiutility dei comuni rossi emiliani. Ma al Messaggero non la si fa: se la Muraro aiutava Buzzi a vincere l’appalto, la sgamavano subito, perciò lo aiutò a perdere apposta. Furba, lei. Ce n’è abbastanza – apprendiamo ancora da Caltanews – perché ”gli assessori prendano le distanze”. Quali assessori? L’articolo non ne cita manco uno, però giura che “non tutti si dimostrano malleabili di fronte a una vicenda così controversa”. Essendo findus, forse faticano a mostrarsi malleabili: ma appena li scongelano ne sentiremo delle belle.

Passiamo al Corriere: “Tre filoni di indagine aperti” (ma non erano 4?) “e la sensazione che la posizione di Muraro potrebbe cambiare entro qualche settimana. Se non addirittura prima”. Sensazioni. Puro giornalismo sensitivo. Medianico. Spiritista. Repubblica, al solito, ha in serbo roba forte: “L’asse Muraro-Panzironi è ormai un dato di fatto. Un’alleanza consolidata”. Panzironi era l’Ad di Ama ai tempi di Alemanno, di cui sistemò parenti e amici: la Muraro non lo era, ma stava già lì dai tempi della giunta Veltroni, perché ritenuta competente. E siccome almeno uno bravo gli serviva, Panzironi se la tenne. Ora però Repubblica svela “uno stillicidio di episodi non penalmente rilevanti ma politicamente scomodi”, su cui dunque indaga la Procura, non si sa se in 3 o 4 fascicoli (Repubblica ci tiene volutamente sulle spine). Sentite che roba. “Il 24.10.2013 Panzironi la contatta e le chiede se ha incontrato il commissario che dovrebbe dare l’ok per l’impianto da fare a Trento”. E qui avviene il fattaccio: “La donna dice di sì: ‘Abbiamo riguardato i suoi poteri e lui ha effettivamente un percorso privilegiato per impianti che trattano frazione organica da raccolta differenziata’”. Incredibile: una consulente di smaltimento rifiuti che parla di smaltimento rifiuti. Capito, la mascalzona? Non basta: il 6.11 “Panzironi riferisce che sarà l’Ad della società che gestirà l’impianto e prospetta alla donna la possibilità di assumerla in qualità di tecnico nella futura società”. Roba da matti: l’Ad vuole coinvolgere la consulente sui rifiuti in una società sui rifiuti (cosa che poi non accade, ma basta il pensiero). E non finisce mica qui. Che ti scoprono i segugi di Repubblica? Che la Muraro, non contenta di fare “un incontro in uno studio legale in via della Conciliazione” (luogo di per sé inquietante), è nientemeno che “pronta a partire per il Trentino”. Tant’è che, non sospettando di parlare con un intercettato, si lascia sfuggire “che ha fatto ‘quella verifica’ alla Provincia di Trento e che ‘è una bella soluzione'” e – tenetevi forte – “andrà a Trento il 14 o 15.11”. Ora a nessuno, spero, sfuggirà il valore indiziante (o almeno “politicamente scomodo”) di messaggi in codice tipici della criminalità organizzata quali “quella verifica”, “bella soluzione” e soprattutto “andare a Trento”. Inutile sprecare altre parole per sottolineare la gravità della sua posizione: avesse detto “Bolzano”, “Vipiteno” o “Merano”, se ne potrebbe discutere. Ma Trento! Ci siamo capiti. E fosse finita qui. La Stampa ci mette il carico da undici: “La Muraro archiviava su computer privati, anziché nell’azienda, i dati sugli impianti dei rifiuti… Così la futura assessora conservava il potere nell’azienda ”. Hai capito la volpe? Essendo consulente e non dipendente Ama, scriveva le sue consulenze sul suo Pc e poi, anziché cancellarle, le teneva lì. E quando gli inquirenti gliele hanno chieste, “le ha messe a disposizione per mail”, ma attenzione: “solo dopo insistenze”. Questo è troppo. È la pistola fumante, anche alla luce di tre nuove intercettazioni compromettenti, o comunque scomode, che stanno per uscire sui migliori quotidiani. La prima è con una donna che chiameremo V.R., per rispetto della privacy. V.R.: “Apericena al solito posto?”. Muraro, circospetta: “Magari, ho la monnezza fin sopra i capelli”. Nella seconda, un ’altra donna imprecisata chiama la Muraro: “Signora, il detersivo per i piatti è finito, lo porto io domani”. La risposta della futura assessora è comprensibilmente coperta da omissis. La terza è con un uomo in via di identificazione che dice, con fare allusivo: “Butta la pasta che sto arrivando”. E lei, diabolica: “Matriciana o carbonara?”. L’ergastolo non glielo leva nessuno.